Giordania: trovare nell'educazione leadership e motivazione
25 maggio 2015
Amman, 25 maggio 2015 – Ismail,un rifugiato Sudanese che ora vive in Giordania, ci racconta la sua storia. Ismail scrive che dopo essersi iscritto a un programma educativo del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati ha riscoperto la speranza. "Sento che questa opportunità mi ha salvato la vita", racconta, "la vita ha in serbo molte opportunità."
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Malta: nessun diritto alla salute
28 maggio 2015
Valletta, 28 maggio 2015 – Le condizioni precarie dei centri di detenzione in Libia sono spesso responsabili di malattie tra i detenuti, soprattutto infezioni delle vie aeree e della pelle. Tuttavia, i richiedenti asilo intervistati hanno riferito che l'assistenza sanitaria era un lusso per pochi, se non addirittura per nessuno. A volte veniva distribuito un farmaco per la scabia ma, nella maggior parte dei casi, chi era malato, anche gravemente, non veniva curato. Hanno raccontato che anche solo chiedere di essere curati provocava scherni o punizioni, e alcuni migranti venivano abbandonati a morire della malattia che avevano. Ancora una volta, le loro parole combaciano con quanto scoperto dalle organizzazioni per i diritti umani.
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Malta: 'Questo è il mio paese, faccio quello che voglio'.
21 maggio 2015
La Valletta, 4 marzo 2015 – I richiedenti asilo intervistati non erano sempre certi dell'identità di chi li teneva in detenzione, anche se le guardie indossavano tute militari - del resto anche i miliziani, in genere, le indossano. Ad ogni modo, il denominatore comune del trattamento riservato loro in tutti i luoghi di detenzione era l'impunità dei carcerieri nei loro confronti. In parole povere, le guardie potevano fare quello che volevano – schernirli, torturarli, violentarli, persino ucciderli – senza doverne rendere conto a nessuno.
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Malta: trecento persone e un unico rubinetto
14 maggio 2015
Valletta, 14 maggio 2015 – Le condizioni nei luoghi in cui erano imprigionati i richiedenti asilo intervistati erano uniformemente miseri, a prescindere da chi li avesse in gestione. Alcuni erano leggermente migliori di altri: il cibo era più abbondante, di migliore qualità, e talvolta, se lo spazio lo consentiva, c'erano addirittura dei letti. Tuttavia, la detenzione dei rifugiati in Libia era caratterizzata da sovraffollamento, scarsa areazione e igiene, surriscaldamento, accesso all'aria fresca del tutto privo di regole, e mancanza di cibo e di acqua potabile o bevibile. Le loro proteste sono ampiamente confermate dalle delegazioni che si occupano di diritti umani che hanno visitato i luoghi di detenzione.
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Malta: 'sono stato prigioniero...'
01 maggio 2015
Valletta, 1 maggio 2015 – A partire dal momento in cui attraversano il confine con la Libia, gli africani sub-sahariani corrono di continuo il pericolo di essere presi e messi in detenzione – da chi non è sempre chiaro. Gli arresti sono una pratica sistematica ai posti di blocco controllati dalle milizie, all'ingresso di cittadine e villaggi, e sulle strade principali.
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Malta: facili prede
17 aprile 2015
Valletta, 17 aprile 2015 – I racconti dei richiedenti asilo intervistati dal JRS sulle loro traversie in Libia erano tutti incredibilmente simili. Il quadro che ne è emerso, è quello di persone che si sentivano straniere e a rischio ovunque andassero, anche a casa. Avevano continuamento paura che i civili libici li denunciassero e che le forze armate o le milizie li avrebbero arrestati e incarcerati perché non in possesso dei documenti necessari a risiedere nel paese. Una serie di amare esperienze ha insegnato loro a non fidarsi di nessuno, che si tratti di un padrone di casa, un negoziante o un tassista… In Libia, si vedono – a buon diritto – totalmente privi di diritti, e quindi sempre esposti a sfruttamento e abusi, senza avere nessuno a cui rivolgersi o a cui chiedere aiuto.
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Giordania: le diverse comunità di rifugiati condividono dolori e successi
23 ottobre 2014
Amman, 23 ottobre 2014 – La città dove vivevo si trova al centro della Siria. Il mio quartiere era molto vicino a una zona che era fedele al governo siriano e, sulla lunga, questo ci ha creato dei problemi. Era l'estate del 2011; io e i miei compagni di scuola eravamo normali studenti, che si preparavano per gli esami e non vedevano l'ora di godersi le vacanze estive. Sarebbe stata la mia ultima estate in Siria.
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Giordania: trovare sicurezza per i propri figli
05 giugno 2014
Irbid, 5 giugno 2014 – "Sono stata a Zaatari per un anno, ma venivamo da Homs. Sono andata via perché i miei figli si stavano ammalando. È un posto molto sporco, e lo diventava sempre di più; anche l'acqua potabile non era pulita. Sono andata via dalla Siria per offrire sicurezza i miei figli", ha raccontato Maram.
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Libano: padre siriano pone l'istruzione della figlia al di sopra di tutto
10 ottobre 2013
Beirut, 10 ottobre 2013 – Nel tempo trascorso a lavorare per il JRS a Kafar Zabad, ho incontrato molte famiglie e bambini forti e motivati, persone che sono riuscite a mettere le necessità degli altri davanti alle proprie. Una di queste è stato un padre siriano la cui dedizione nei confronti della figlia mi ha profondamente toccato. Nonostante tutte le difficoltà affrontate per tirare avanti, ha messo l'istruzione della figlia, il suo futuro, al primo posto.
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Italia: saluto di Carol, rifugiata siriana, a Papa Francesco
11 settembre 2013
Roma, 11 settembre 2013 – Carol, rifugiata siriana, ha pronunciato il seguente discorso alla Chiesa del Gesù in occasione della visita di Papa Francesco al Centro Astalli (Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia).
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Italia: saluto di Adam, rifugiato sudanese del Darfur, a Papa Francesco
11 settembre 2013
Roma, 11 settembre 2013 – Adam, rifugiato sudanese del Darfur, ha pronunciato il seguente discorso alla Chiesa del Gesù in occasione della visita di Papa Francesco al Centro Astalli (Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia).
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Siria: centro del JRS offre agli iracheni la possibilità di ricominciare
28 maggio 2012
Aleppo, 28 maggio 2012 – Dopo il ferimento alla gamba della figlia Ghufran, e l'attacco sferrato contro la sua casa e la sua attività, Bassam Abdullah era giunto al limite della sopportazione, e sei giorni dopo è fuggito. Trascorsi tre anni, nel 2010, la moglie e i suoi quattro bambini hanno scoperto il Centro Deir Vartan del JRS: un colpo di fortuna che ha cambiato la sua vita.
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